Viaggio lento sull’isola di Shikoku

C’è un momento, durante il cammino, in cui il rumore del mondo smette di inseguirti. Accade spesso tra il fruscio del vento nei cedri e il ritmo regolare dei passi. È lì che il pellegrinaggio degli 88 templi — lo Shikoku Henro — smette di essere un itinerario e diventa un’esperienza interiore.

Questo antico percorso circolare attraversa l’isola di Shikoku, nel sud del Giappone, collegando 88 templi buddhisti associati alla figura di Kūkai, conosciuto anche come Kōbō Daishi. Ma più che una semplice rotta spirituale, è un viaggio fatto di incontri, silenzi e trasformazioni.


Cos’è il cammino degli 88 templi (Shikoku Henro)

Il pellegrinaggio si estende per circa 1.200 chilometri e può essere percorso a piedi, in bici, in auto o con i mezzi pubblici. Tuttavia, è il cammino lento — passo dopo passo — a custodire l’essenza più autentica.

I templi sono distribuiti lungo quattro prefetture:

  • Tokushima (risveglio)
  • Kōchi (disciplina)
  • Ehime (illuminazione)
  • Kagawa (nirvana)

Queste fasi non sono solo geografiche: rappresentano un viaggio simbolico nella crescita personale.


Un racconto di cammino: tra fatica e presenza

All’inizio si cammina con la testa piena. Liste, aspettative, fotografie mentali. Poi arriva la pioggia, oppure una salita infinita tra i boschi. Le gambe iniziano a pesare e qualcosa cambia: si lascia andare il controllo.

Un anziano ti offre del tè senza chiedere nulla in cambio. È l’osettai, il gesto spontaneo di generosità verso i pellegrini. Non serve parlare giapponese per comprenderlo: basta un inchino, un sorriso, e il mondo si fa improvvisamente più semplice.

Camminando, il tempo perde rigidità. Non esiste più fretta. Solo il prossimo passo.


I simboli del pellegrino: identità e significato

Chi percorre lo Shikoku Henro indossa spesso abiti tradizionali:

  • il cappello di paglia (sugegasa), che protegge e ricorda l’impermanenza
  • il bastone (kongōzue), simbolo della presenza spirituale di Kūkai
  • la veste bianca, segno di purezza e rinascita

Non sono travestimenti turistici: sono strumenti interiori. Aiutano a ricordare che il cammino è tanto fuori quanto dentro.


Perché fare il cammino oggi

In un mondo veloce, questo pellegrinaggio è una forma di resistenza gentile.

  • Disconnessione reale: meno schermi, più presenza
  • Incontri autentici: persone, non profili
  • Ritmo naturale: alba, passi, tramonto
  • Spiritualità accessibile: senza bisogno di dogmi

Non serve essere buddhisti. Serve solo essere disposti a rallentare.


Quando partire e consigli pratici

Il periodo migliore è primavera (marzo-maggio) e autunno (ottobre-novembre), quando il clima è mite e i paesaggi vibrano di colori.

Consigli essenziali:

  • Porta con te il nokyōchō, il libretto dei timbri dei templi
  • Rispetta i rituali nei templi (silenzio, purificazione, offerte)
  • Pianifica le tappe, ma lascia spazio all’imprevisto
  • Impara qualche parola di giapponese: apre porte invisibili

Il senso profondo: arrivare senza arrivare

Molti iniziano il cammino cercando qualcosa: risposte, guarigione, cambiamento. Ma lungo la strada si scopre che non c’è nulla da trovare.

Solo da vedere.

Il pellegrinaggio degli 88 templi non è una conquista, ma una sottrazione. Strato dopo strato, si lascia andare ciò che non serve. E ciò che resta — spesso — è sufficiente.

Forse è questo il vero insegnamento zen del cammino:
non si tratta di arrivare al tempio 88,
ma di diventare, passo dopo passo, il proprio tempio.